Lettera alle Comunità

Lettera alle Comunità

Lunedì, 10 Dicembre 2018 15:51 Scritto da 

Lettera della Comissione Migrantes dei Missionari Comboniani

Carissimi,
Dal 3 al 5 dicembre abbiamo realizzato, come Commissione Migrantes, il nostro secondo incontro annuale. Dopo aver realizzato l’analisi sul tempo che stiamo vivendo a partire dai nuovi scenari politici che si sono creati nel campo dell’immigrazione, abbiamo sentito forte il bisogno e il desiderio di condividere con voi alcuni aspetti che riteniamo importanti e che non possono essere tralasciati nel nostro impegno pastorale quotidiano con e tra i/le migranti.

Prima di tutto ci preme sottolineare che il decreto Sicurezza, convertito in legge giorni fa, “è un passo indietro che non tiene conto da un lato delle vite e delle storie delle persone e dall'altro del lavoro di costruzione che da decenni tante organizzazioni umanitarie e di società civile hanno fatto in stretta collaborazione con le istituzioni” (p. Camillo Ripamonti, Centro Astalli). La vita di tantissime persone è compromessa. A Nord come a Sud del Paese decine e decine di sindaci, governatori e assessori sono impegnati nel fare i conti con le conseguenze che la legge sicurezza provocherà nei territori.

Un emendamento alla manovra di bilancio prevede che a partire dal 2019 il fondo di 30 milioni di euro finora vincolato alla spesa sanitaria per i migranti non iscritti al servizio sanitario, possa essere usato dalle Regioni anche per altri scopi. Come se non bastasse, il governo ha anche approvato la carta famiglia per le famiglie a basso reddito eliminando dagli aventi diritto le famiglie degli immigrati poveri, benché residenti in Italia da molti anni.

La Libia continua ad essere un luogo di torture e di traffico di persone, soprattutto donne. L’Europa è preoccupata dei propri affari commerciali, mentre la vita di tantissime persone non ha nessuna rilevanza. Nel Mediterraneo, l’attacco e lo smantellamento delle ONG iniziato con Minniti e rafforzato da questo governo, è coinciso con un con un forte aumento del numero di morti e dispersi.

Suscita disperazione e indignazione la morte di Suruwa Jaithe a San Ferdinando. In prefettura e al Viminale preferiscono evidentemente le salme che periodicamente escono dalla favela in mezzo alla
zona industriale che migliorare l’accoglienza e le condizioni di vita di tantissimi braccianti. “Morire a 18 anni bruciato vivo in una capanna avvolta di plastiche è la pacchia di cui parla Salvini, la pacchia di
chi viene per trovare la vita e incontra la morte nella società degli odi razziali” (Mimmo Lucano).

Infine, desta moltissima preoccupazione e rabbia la tassazione delle rimesse dei migranti (tassa dell'1,5% sui money transfer). Ancora una volta siamo “predatori” di altrui ricchezze. Il nostro paese sta continuando a costruire muri e “tutto questo avviene nel silenzio complice di un mondo cattolico che inneggia a un ministro che dondola un presepe di plastica, sventola un vangelo finto e illude con il Rosario in mano, senza suscitare un rigurgito di vomito dei cosiddetti cattolici da salotto” (don Paolo Farinella).

È urgente vedere e capire quello che ci sta intorno partendo dai quei valori fondamentali che sostengono la nostra vita e le nostre scelte quotidiane, superando il “pensiero unico” che l’economia di mercato ha imposto da tempo Le migrazioni sono il tallone di Achille sul quale si può mettere in moto il cambiamento di un sistema ingiusto. La scuola, le comunità cristiane sono il luogo idoneo per costruire una società inclusiva e una cittadinanza aperta. C’è un bisogno di confronto, di sviluppare e rafforzare una cultura che lascia spazio
alla solidarietà.

L’impegno, insieme a tanti uomini e tante donne di buona volontà, è anche quello dare visibilità e concretezza a tutt’altra storia, quella fatta di tantissimi gesti quotidiani di resistenza e di solidarietà…
gesti di vita. Dobbiamo essere in grado di riprendere forme di resilienza storica per mantenere vive l’accoglienza e la condivisione.
Vogliamo essere parte del cambiamento che desideriamo, impegnandoci a riaffermare, individualmente e comunitariamente, il bisogno di ridare speranza, ricostruire umanità e difendere i diritti. “Non vogliamo assistere, zitti ed ubbidienti, alla deriva razzista, xenofoba e securitaria che attraversa le nostre vite per investire l’intera società, visto che sull’odio verso i migranti si vuole definire l’identità di questo Paese”.

P. Antonio Guarino, p. Alessandro Bedin, p. Lino Spezia, p. Giorgio Padovan e p. Domenico Guarino - Commissione Migrantes

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