Foro Sociale Mondiale: spazio libero da trasformare

Foro Sociale Mondiale: spazio libero da trasformare

Venerdì, 13 Aprile 2018 17:53 Scritto da  Fernando Zolli

Dal 13 al 17 marzo 2018, Salvador da Bahia (Brasile), ha accolto i 60.mila partecipanti del tredicesimo Foro Sociale Mondiale (FSM).

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Incontrarsi è sempre una festa

La città di Salvador da Bahia, in Brasile, con la sua presenza predominante di afro-discendenti, con la sua allegria di vivere, i suoi profumi, i suoi colori e lo stile di vita accogliente e coinvolgente, ha aperto le porte dell’Università Federale dello Stato della Bahia ai 60.000 mila partecipanti , dal 13 al 17 marzo 2018, per la realizzazione del tredicesimo Foro Sociale Mondiale (FSM).

Il Foro è sempre una occasione unica a livello mondiale, di ricarica e di spinta per i movimenti popolari di lotta, di resistenza e di prassi alternative al sistema neo-liberale, egemonico a livello mondiale. Il FSM  si organizza normalmente ogni due anni, soprattutto nelle città del Sud del mondo (per esempio in Porto Alegre – dove nel 2002 venne realizzato per la prima volta, a Nairobi, a Belém, a Rio de Janeiro, Dakar, a Tunisi, ma anche in città del Nord, come per esempio, a Montreal nel 2016.

A partecipare, questa volta, sono stati soprattutto i brasiliani e Latino-americani, meno gli africani e gli europei, quasi assenti gli asiatici. Il Foro Sociale Mondiale, nato con l’obiettivo di costruire un mondo possibile, in contrapposizione agli incontri dei grandi, a Davos, dove, a porte chiuse, macchinavano e decidevano le politiche finanziarie, gli orientamenti del mercato globale e le sorti di intere popolazioni; è stata la proposta dei movimenti di creare uno spazio libero e democratico per quanti avevano a cuore il cambiamento del sistema, attraverso le buone pratiche sociali, politiche e culturali, per gli organismi di sostegno ai movimenti popolari e per le organizzazioni di base e sindacali.

Tante opportunità concentrate in poco tempo

I 1.300 laboratori organizzati a Salvador, attorno a 19 grandi tematiche, come per esempio I Diritti Umani; Eredità del passato; Terra e territorio; Culture resistenti; Sviluppo, Giustizia sociale e ambientale; Democratizzazione dell’economia; Femminismo e lotta per le donne; Migrazione; Mondo del lavoro; Pace e solidarietà; la vita nera conta… hanno declinato l’analisi, il dibattito e le proposte operative intorno a tre parole chiavi: resistere – creare – trasformare. La resistenza al sistema egemonico neo liberale, come stile di vita di quanti ancora sognano un mondo diverso e possibile, i quali, senza rassegnarsi, promuovono riflessioni, iniziative, attività e processi che tendono a generare nuove opportunità per gli esclusi e gli scarti del sistema.

Il Foro, ancora una volta è stato l’occasione per molti, ma soprattutto per i brasiliani, di incontrarsi, di articolarsi e di proporre pratiche di cooperazione e di educazione alla complementarietà nelle attività locali e regionali. Un interrogativo tuttavia rimane ancora aperto e sollecita al coordinamento centrale dei FSM e a quanti vi partecipano, una riflessione approfondita nella ricerca di nuove strategie per resistere , creare e trasformare il sistema mercantilista, che diventa sempre più onnisciente, onnipresente e prepotente a livello mondiale.

Per trasformare e creare non basta dire “NO”

Vale la pena per i movimenti di base e popolari continuare a realizzare questi social forum a livello mondiale, spendere energie e mezzi, ancora con modalità e approcci che sono stati definiti circa 20 ani fa? Quali sono le ricadute di quanto viene riflettuto e proposto e cosa hanno determinato in questi ultimi anni? Il rischio, come viene sottolineato anche da persone e associazioni che hanno dato vita a questi incontri, è quello di risultare inefficaci, destinati ad essere insignificanti e velleitari per un cambiamento a livello globale.

Sono principalmente due le obiezioni che si sollevano al Foro Sociale Mondiale: uno stile democratico e inclusivo che spesso cade nell’orizzontalismo e la mancanza di un orientamento politico. L’orizzontalismo si manifesta soprattutto nella mancanza di valenza gerarchica nei vari laboratori: tutto è messo sullo stesso piano, creando difficoltà a chi deve scegliere e deve orientare le articolazioni e gli aspetti complementari. Ma è soprattutto la resistenza a dare un orientamento politico che rende velleitario e inconsistente il progetto di creare e trasformare un sistema sempre più aggressivo e oppressivo.

Piste per il cambiamento

Nel Foro di Salvador de Bahia, sono emerse tuttavia alcune piste per dare un rinnovato slancio al FSM, per una sua riorganizzazione: in primo luogo la tenda della ricerca dei nuovi paradigmi, soprattutto con la visione lungimirante del Boliviano Pablo Solon, con le sue proposte di alternative sistemiche, quali per esempio: pensare sempre a partire dalla realtà degli impoveriti da questo sistema e parlare per l’umanità intera; trasformare tutti i nostri gesti quotidiani in gesti politici; uscire dalle relazioni mercantiliste; promuovere il “Ben vivere” e non lasciare che il denaro diventi capitale. In secondo luogo la presenza consistente di giovani e soprattutto delle donne, che hanno aperto nuovi orizzonti, mettendo al centro il loro coinvolgimento effettivo, legato non solo alla difesa e promozione di genere, ma anche alla difesa dell’ambiente e della casa comune, ben espressa nella proposta dell’eco-femminismo.

Nuovi paradigmi di lettura e di analisi della realtà locale e globale, insieme all’eco-femminismo rilanciano l’appello a resistere, con proposte creative e chiaroveggenti, anche a costo di dare la propria vita, come drammaticamente è successo nei giorni del FSM: al noto ambientalista e difensore delle popolazioni indigene in Amazzonia, Paulo Sergio Almeida do Nascimento; e all’ assessore comunale di Rio de Janeiro, Marielle Franco, che così è stata ricordata dal filosofo francese Patrick Viveret, presente al FSM : “Possiamo ancor più constatare la posta in gioco del conflitto tra la logica delle forze per la vita e quella delle forze della morte, quando una giovane donna appena eletta è uccisa a Rio, probabilmente da elementi di estrema destra della polizia. L’amicizia e l’amore diventano quindi elementi essenziali di questa forza per la vita, che è tanto personale quanto una questione sociale e politica”.

La trascendenza sostiene e alimenta il progetto ugualitario

Come ormai succede dal 2007, anche la Famiglia Comboniana è stata presente a questo appuntamento mondiale, con la sua nutrita delegazione di 53 partecipanti, tra consacrati e laici,  con un obiettivo ben preciso: la ri-generazione di questo mondo e la trasformazione del sistema.

Le missionarie e i missionari hanno denunciato l’accaparramento delle terre, soprattutto in Africa; la situazione drammatica del Sud Sudan e Della Repubblica Democratica del Congo; il saccheggio dei beni comuni e la tratta degli esseri umani; ma hanno anche teso il loro orecchio all’ascolto del movimento globale per servire sempre più e sempre meglio i poveri e gli esclusi del sistema, come esigenza fondamentale evangelica, che li motiva ad essere presenti e vigilanti perché il grido dei poveri trovi sostegno e soluzioni.

Il FSM rimane una opportunità unica per fare causa comune con le realtà terrene, senza volerle giudicare, ma con lo sguardo sapienziale e trascendente, indispensabile per  favorire la creazione dei cieli e terra nuovi.

logoPer la formazione missionaria e la solidarietà con i poveri a livello locale e globale, sostenendo i valori di giustizia e pace e salvaguardia del creato

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